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Il sogno dell'uomo ....

 

(tratto dal libro "Riuscire" di M. Quoist)

Il sogno dell'uomo è quello di essere completamente padrone della propria esistenza. E non ha torto, poiché la sua superiorità sull'animale consiste proprio nel poter riflettere su se stesso, contemplare il mondo, giudicare e dirigere la propria vita secondo le norme del suo ideale. Purtroppo molti uomini che si credono padroni delle proprie azioni sono, nei fatti, più o meno schiavi del loro corpo e dei loro sensi. Non sono stati capaci di stabilire e di tenere ben ferma la gerarchia dei loro poteri. In tal caso o essi non vedono bene oppure fanno assegnamento solo sulle proprie forze per vivere "in piedi".

 

Riflettere e decidere per essere uomo

(tratto dal libro "Riuscire" di M. Quoist)

E' importante per l'uomo fermarsi, ma anche saper utilizzare questa sosta; gli è indispensabile per riflettere e decidere.

L'uomo moderno, affannato ed esteriorizzato è sempre più impersonale; in lui gli automatismi sostituiscono la libera decisione.

Egli li subisce senza reagire perché evitano lo sforzo. Bisogna aiutare gli uomini a rieducare se stessi dando loro il senso della propria personalità. Dal momento che sono uomini, essi debbono prendere nelle loro mani la loro vita; lo faranno se, non solo sapranno fermarsi, ma anche riflettere, giudicare e decidere da soli. Il cristiano non può contentarsi di vivere, puramente e semplicemente da uomo. Solo se illuminato dalla Fede egli dirigerà il suo sguardo sulla vita, giudicherà e s'impegnerà. E' forse utile ripetere che per il cristiano non ci sono due tappe distinte: dei momenti in cui vivere da uomo e altri in cui vivere da cristiano. Dopo il Battesimo, se l'uomo vuole vivere il suo cristianesimo, tutta la sua vita deve essere, nel Cristo, vita di uomo divinizzato.

 

PREGHIERE

(per varie intenzioni)

 

 

NON DI SOLO PANE

Articoli tratti dal libro "Catechismo per la vita cristiana - 5. Il catechismo dei giovani",  1979       (Ed. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA s.r.l.)

1. Il coraggio della verità

1.1.  L'uomo "maggiorenne" e la crisi del cristianesimo

"Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". (Matteo 4,4) Questa affermazione viene da lontano, è al di sopra del tempo e delle culture, eppure trova un'eco viva nella coscienza di ogni uomo, anche quando il pane è un bene che molti desiderano e ancora non hanno. E' affermazione vera anche quando, come nei nostri giorni, il problema più urgente è per molti la mancanza di un lavoro dignitoso per un onesto sostentamento. Mentre il clima odierno è segnato da una vasta crisi delle culture un tempo dominanti, il messaggio della parola di Dio sa dare espressione alle esigenze più profonde e attuali dell'animo, trascende la povertà e la provvisorietà di molti messaggi umani, contesta ogni forma di materialismo corrente ed ogni pretesa dell'uomo di fare da sé.

"Sebbene la Chiesa abbia grandemente contribuito al progresso della cultura, l'esperienza dimostra tuttavia che, per ragioni contingenti, l'accordo tra la cultura e la formazione cristiana non si realizza sempre senza difficoltà. Queste difficoltà non necessariamente sono di danno alla fede; possono, anzi, stimolare lo spirito ad una più accurata e profonda conoscenza della fede. I fedeli, dunque, vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, di cui la cultura è espressione". (Gaudium et spes, 62)

"E' diventato ormai un luogo comune parlare di crisi della Chiesa e della stessa fede nella nostra epoca. Comune è anche l'affermazione che esiste un rapporto tra la crisi della fede cristiana e la nascita di una società democratica, egualitaria, intollerante di ogni autorità. Gli uomini si sentono maggiorenni. Sono usciti dallo stato di minorità, come affermava già due secoli fa un significativo interprete della coscienza moderna: "Minorità è l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Questa minorità è dovuta a te stesso, se la causa di essa non è un difetto dell'intelligenza ma è la mancanza di decisione e di coraggio di servirtene senza guida. <<Sàpere aude>> Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E' questo il motto dell'illuminismo". ( I. Kant)

Ancora oggi non pochi cattolici praticanti vedono nella pretesa di <servirsi della propria intelligenza> l'origine dei dubbi e delle incertezze che indeboliscono la fede e rifiutano tale pretesa come almeno pericolosa, se non addirittura peccaminosa. E' questo un atteggiamento dettato dalla paura: quasi che la fede non sia in grado di giustificare se stessa di fronte alla ragione. Nei confronti del moderno spirito critico, i cattolici non hanno sempre avuto il coraggio della verità. Di fatto, mentre l'uomo moderno cercava di uscire dalla minorità fino a ritenersi auto sufficiente, il cattolico veniva sempre più considerato come un uomo inferiore, di second'ordine, dipendente da una serie di pregiudizi che gli impedivano di essere libero.         

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Per lo spirito

Questo spazio sarà occupato da una serie di locuzioni tratte dal libro "Così disse Gesù" di Albanese Giovanni. Ed. Cittadella. Un libro molto profondo, che permette di arrivare in maniera semplice e diretta al messaggio di amore e di speranza dato da Gesù.

 

 

1.  Chi vuol seguirmi rinneghi se stesso.         (Mt.  16, 24)

Se non hai amor proprio, il mondo ti stima una persona senza valore e destinata alla più grigia mediocrità.

Eppure Gesù disse il contrario. A chi voleva seguirlo Egli ordinò di rinnegare se stesso. Chi ha ragione? Ebbene rifletti.

Tu cerchi la verità.

Se la cerchi, vuol dire che non la possiedi; dunque è fuori di te.

Tu cerchi la felicità. Se la cerchi, vuol dire che non l’hai. Esci dunque da te.

Tu vuoi amare. Ma l’amore è altruismo; allontanati da te.

Tu vuoi vivere. Ma la vita è movimento; non restare dunque in te.

Tu cerchi il potere; dunque sei debole. Non t’appoggiare a te.

Tu cerchi la pace; dunque in te c’è la guerra. Fuggi da te.

Tu cerchi la libertà; dunque tu sei in catene. Slegati da te.

Tu vuoi tutto; dunque non hai nulla. Misero te.

Chi ti può nuocere più di te stesso?

Dal nemico ti difendi, ma da te chi ti difende?

Non c’è dunque danno per te maggiore di te.            Perciò Gesù disse: «Chi vuol seguirmi rinneghi se stesso».

 

 

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Le ragioni della nostalgia

(tratto da G. Angelini - Assenza e ricerca di Dio nel nostro tempo, Ed. Centro Ambro. 1997)

(Nota: in questo brano la parola - nostalgia - non assume il significato corrente di desiderio di persone, cose e luoghi a cui si vorrebbe tornare ma di situazioni trascorse di cui si vorrebbe rivivere. In particolare si tratta di rimpianto nostalgico della religione come figura desiderata e insieme inaccessibile causata dalla rarefazione dei segni di Dio in questo mondo.)

Il sentimento della nostalgia costituisce la traccia debole della speranza, e quindi anche della religione nella vita dell'uomo contemporaneo. E' traccia non solo esile, ma anche malata, quasi affetta da virus letale.

Questa malattia della speranza non suscita però in noi senz'altro il giudizio e la condanna. Nei confronti di quest'uomo ammalato di nostalgia, come nei confronti di ogni uomo ammalato, avvertiamo anzitutto un sentimento di pietà. Della malattia egli è appunto vittima, prima che artefice.

Da dove viene tale malattia? Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nasce cieco? - chiedevano i discepoli al maestro a proposito dell'uomo cieco. Il Maestro allora respinse la domanda come impertinente : - Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio (Gv. 9, 2-3) - e certo questa è la verità ultima anche a proposito di quella malattia che è la nostalgia.

E tuttavia, ha una sua ultima pertinenza anche la domanda a proposito di chi ha peccato. Lui o i suoi genitori? Né lui né i suoi genitori: ma quella specie di madre collettiva che è la terra sulla quale noi viviamo. Non certo la terra che Dio creò all'inizio, ma la terra inaridita dai figli di Adamo. L'abuso che questi figli di Adamo in molti modi hanno fatto delle stesse parole della speranza sembra aver reso quelle parole non più affidabili.

Quasi portandosi al di là delle parole l'uomo ammalato di nostalgia sembra cercare una terra vergine, sulla quale la speranza possa essere colta quale frutto sicuro e non avvelenato dai discorsi di un popolo dalle labbra impure (Is. 6,5). Sembra cercare un pane che, per nutrire davvero la sua speranza, dovrebbe scendere addirittura dal cielo, come la manna che i figli di Israele trovarono sulla superficie del deserto.

Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, quello vero,; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo (Gv. 6, 32,33): così disse Gesù rispondendo a quei Giudei che sembravano attendere da Lui ancora una volta qualcosa come la manna; qualche cosa, cioè che potesse essere raccolto sulla terra come proveniente dal cielo, in nessun modo passato per le mani sporche e la mente inaffidabile degli uomini.

Ancora una volta, la risposta di Gesù è quella che dice la verità più essenziale: è impossibile cercare un pane di vita che in nessun modo passi per le mani dell'uomo; c'è però un uomo che discende dal cielo e dà la vita al mondo.

 

 

CENTO PROBLEMI DI FEDE

Lo spazio piuttosto ristretto di questa pagina viene dedicato alla problematica sulla fede che nasce dalla riflessione, dalle conversazioni e dalle dispute di ogni giorno.

Pier Carlo Landucci nel suo libro "Cento problemi di fede - Ed. Pro Civitate Christiana" ha raccolto le risposte date ai suoi lettori che lo interpellavano in una rubrica del giornale La Rocca. Così si esprime alludendo alle risposte: " ho conservato loro il carattere giornalistico con cui sono nate, riproducendole integralmente, quasi nello stesso ordine con cui apparvero nel quindicinale cristologico di Don Giovanni Rossi. Ed ho pure mantenuto il criterio di non esporre una serie di opinioni, ma - in genere - di presentare una sola soluzione dei problemi - ritenuta la migliore - come desiderano gli interlocutori, bramosi di uscire dalle incertezze e di avere un orientamento equilibrato e sicuro, anche nei settori liberamente opinabili".

Apostolo e difensore della Verità del Credo Cattolico, Pier Carlo Landucci  comprende che il suo compito è quello di sentinella della fede, quindi dell’autentica teologia per segnalare in tempo gli errori, per ribadire, con la Chiesa, la Verità, l’unica Verità. Nelle parole e negli scritti, egli s’impegna a mettere il guardia contro le mine alle basi stesse della Fede, contro le deduzioni erronee di certa esegesi biblica, contro lo snaturamento dell’essenza e della pietà sacerdotale, contro le contraffazioni della formazione seminaristica.
La luce sommamente chiarificatrice, la sicurezza di Verità gli viene soltanto dalla sua vita concentrata in Dio, vissuta in totale unità con Cristo, nell’adorazione a Lui, dall’amore appassionato all’Eucarestia, che come sacrificio e Comunione, è il tesoro più caro, l’unico vero tesoro della sua vita sacerdotale.

Confidando nella comprensione di coloro che si riservano i diritti sul testo riportiamo alcune di queste risposte.

 

1.           L'oscurità dei misteri cristiani insopportabile alla mentalità critica moderna

D. Il raffinato senso critico moderno esige perfetta razionalità, chiarezza, possibilità d'analisi e di approfondimento. La mente moderna vuol vedere.

La frase attribuita a Tertulliano:" Credo perché è assurdo" poteva piacere ai suoi tempi ma costituisce oggi un oltraggio alla razionalità umana. Ora come sono i misteri cristiani insegnati dal cattolicesimo se non assurdi o, per lo meno, insuperabilmente oscuri? Come aderire ad una fede che obbliga a credre a un Dio contemporaneamente <uno> e <trino> , a un Redentore contemporaneamente <uomo> e <Dio>, a un <pane eucaristico> che è Gesù, ecc?

R. L'obiezione puntualizza molto esattamente il problema critico del mistero cristiano: come, beninteso, è insegnato dalla Chiesa Cattolica; perché, quanto ai protestanti, essi hanno, più o meno, dissolto i misteri -come per esempio, quello eucaristico - in un facile simbolismo e i Protestanti liberali hanno fatto tramontare perfino la divinità di Gesù.

Non posso che plaudire alla rivendicata esigenza di chiarezza della critica moderna, contro le pose sconsolate e decadenti di certo ermetismo contemporaneo o la incapacità di analisi e di distinzione di certo confuso esistenzialismo; plaudire non solo in nome della ragione, ma anche in nome della fede, perché la critica così intesa, ....

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Tratti salienti della cristologia di Karl Adam

  di Mauro Riccardi, docente presso l’Istituto Teologico Viterbese

 

«Dostoèvskij, nello schizzo del suo romanzo I dèmoni, fa pronunciare al protagonista questa dichiarazione interessante sul problema della fede: “Il punto cruciale della questione sta in questo: se un uomo imbevuto della civiltà moderna, un europeo, può ancora credere: credere proprio alla divinità del Figlio di Dio Gesù Cristo. In questo, infatti, sta precisamente tutta la fede”. Per Dostoèvskij quindi la questione della fede consiste essenzialmente nella questione della divinità del Cristo. Il problema dei nostri giorni sta proprio in questo: se l’uomo moderno può ancora ragionevolmente professare tale fede».

In occasione del suo settantacinquesimo anno di età, nel 1951, teologi e studiosi delle più prestigiose università europee (J. Leclerq, M. Pfliegler, A. Mitterer, Y. Congar, J. Betz, K. Rahner, R. Aubert, J. Sohngen ed altri)  tributarono a Karl Adam un omaggio scientifico che recava una dedica di questo genere: «chi di noi non ricorda con gratitudine le vostre lezioni e conferenze?».

Ovviamente il pensiero e le opere di Karl Adam non possono essere trattati in maniera esaustiva in questa sede. Qui si intende unicamente richiamare alla memoria o interessare il lettore in vista di un approfondimento nei confronti della cristologia di questo nostro Autore, appassionato e obiettivo ricercatore di un approccio unitario ed equilibrato con la persona del Cristo.

In sintesi l’attività teologica di Karl Adam si può collocare nella prima metà del ’900, egli nasce a Pursruck il 22 ottobre 1876 e, conclusi gli studi teologici, insegna a München, a Strasburgo e a Tübingen dal 1908 al 1946.

I primi momenti dell’attività teologica del Nostro risentono degli approfondimenti di alcuni seminari sulla storia della Chiesa che tenne agli inizi della sua docenza: problemi di storia del dogma nell’ambito della patristica latina.

Dopo tali questioni di indagine storica, Adam si occupò di questioni dottrinali che negli anni 1918-’20 erano di ben viva attualità. Erano tematiche inerenti l’atto di fede (anche a seguito di una conferenza tenuta all’università di Tübingen su “fede e scienza della fede”) ed il problema della conoscenza di Dio. A tal proposito Adam intendeva rivalutare il «credo ut intelligam» per riequilibrare la teologia del tempo, a suo parere impostata troppo razionalisticamente. Già prima di lui si era pronunciato in tal senso Romano Guardini (Anselm von Canterbury und das Wesen der Teologie, Anselmo di Canterbury e l’essenza della teologia, 1921).

La pubblicazione che rese famoso Karl Adam in campo internazionale risale al 1924, Das Wesen des Katholizismus (L’essenza del cattolicesimo, edito in italiano dalla Morcelliana), una raccolta riveduta di conferenze tendenti a controbattere l’idea di un cattolicesimo eterogeneo in cui potevano scorgersi matrici e stratificazioni di differenti culture di provenienza. A questa “complexio oppositorum” propugnata da Friedrich Heiler nel suo Der Katholizismus, seine Idee und seine Erscheinung (Il cattolicesimo, la sua idea e la sua manifestazione, 1923) il Nostro contrapponeva una serie di argomentazioni tendenti a comprovare il principio unitario della fede cristiana: l’inevitabile distanza fra la forma ideale e la sua concreta realizzazione; l’universalità, la cattolicità, appunto, in cui confluiscono una molteplicità di valori ed infine la pluralità degli aspetti che non va ad infirmare la strutturale unità.

Pertanto ben oltre gli approcci e gli epifenomeni del cattolicesimo, occorre risalire all’unica sorgente, al principio vitale che conferisce unità al tutto. Basandosi su un’ecclesiologia di J. A. Möhler e dello stesso Agostino, imperniata sul corpo mistico, Adam propugnava ne L’essenza del cattolicesimo una tesi essenzialmente cristologica (non a caso il secondo capitolo porta il titolo: «La Chiesa      corpo     di Cristo»): il cattolicesimo è la continuazione dell’incarnazione di Cristo nella sua Chiesa attraverso l’insegnamento, la guida e la santificazione.

L’essenza del cattolicesimo, scritto da Adam con un linguaggio semplice ed immediato, non polemico ma al tempo stesso con argomentazioni di solido fondamento scientifico, divenne un prezioso strumento apologetico per quel tempo, che rifletteva in un certo senso quell’ottimismo della seconda metà degli anni venti in cui si desiderava un rinnovamento, soprattutto negli ambienti cattolici tedeschi.

Il successo dell’opera era dovuto altresì al fatto che il metodo usato non aveva tanto quell’impostazione di difesa propria degli schemi del XIX° secolo (dimostrazione di una successione ininterrotta di legittime verità di fede) ma si sviluppava secondo criteri di formulazioni dogmatiche correlate alla tradizione. Basti pensare che nel 1949 in Germania il libro era alla sua dodicesima edizione, ma anche all’estero ebbe traduzioni in francese, inglese, olandese, italiano, polacco, spagnolo, portoghese, ungherese e perfino giapponese.

Dalla prefazione in italiano del 1931 di un’altra opera fondamentale di Karl Adam, Cristo nostro fratello, sappiamo, con una forma di linguaggio ovviamente un po’ datato, la larga diffusione che ebbe L’essenza del cattolicesimo soprattutto in riferimento all’intento unificatore nella figura del Cristo che si prefiggeva Adam.  «L’essenza del cattolicesimo ebbe un vasto successo, ne fu esaurita l’edizione in pochi mesi. (…) Lettere e testimonianze (…) attestarono di aver scoperto il concetto unitario, prima non sospettato, nella Chiesa madre: il cattolicesimo è Cristo vivente ed operante. Tutto un mare di dettagli, di formule, di istituzioni, di riti si semplifica – sotto l’occhio indagatore di Adam – nella purezza di una sola linea, di un unico pensiero: Cristo Gesù. Così in quest’albero bimillenario le vibrazioni dell’ultima foglia germogliata non obbediscono all’impero esteriore dei venti ma alla fonte di vita intima salente dalle profondità delle sue radici. Le sovrapposizioni ingombranti, gli elementi ornamentali, qualche sviluppo secondario parassitario, non hanno potuto mai alterare questa profonda unità del cattolicesimo in Cristo». 

Karl Adam, anche in seguito alla vasta eco che ebbe questo testo, svilupperà una sua teologia con un forte accento kerigmatico, indirizzata ad un vasto uditorio e improntata sullo stile del dialogo. Oltre ad un’attiva collaborazione sulle pagine di Hochland con Guardini, Lippert e Przywara il Nostro pubblicherà altri scritti come Glaube und Liebe (“fede e carità”), Die sakramentale Weihe der Ehe (“la consacrazione sacramentale del matrimonio”) e Die geistliche Entwicklung des hl. Augustinus (“lo sviluppo spirituale di S. Agostino”).

 

 

   
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 20-10-11                                                        

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